di Federico Angelini

Negli anni ’50 Hong Kong era già una città dove le culture dell’Est e dell’Ovest si incontravano, e anche la medicina si apriva alle scoperte scientifiche dell’occidente evoluto. Governata per un secolo dagli anglosassoni, Hong Kong non poté non subire l’influenza della cultura europea e tuttavia questo non alterò la gerarchia della professione medica cinese divisa allora in “medico generico”, agopunturista ed una sorta di ortopedico, i cui strumenti rimanevano fondamentalmente la fitoterapia, l’agopuntura e le pratiche tradizionali di cura. Schmidt era un medico tedesco che, oltre a conoscere la medicina allora convenzionale al mondo occidentale, aveva approfondito lo studio dell’agopuntura, di cui fu un pioniere, e dell’omeopatia. In un suo viaggio in Hong Kong tenne un discorso ad una platea di medici, in cui sottolineò quanto la medicina tradizionale cinese (MTC) avesse delle basi scientifiche interagendo con il sistema nervoso degli esseri umani, e quanto queste prove di scientificità fossero da ricercare con rigore applicando i metodi nuovi della scienza per “ripulire” questa cultura millenaria dalla superstizione. Oltre questo Schmidt rilevò le somiglianze della MTC con l’omeopatia, allora sconosciuta in Cina, nella presa in considerazione del malato in toto, e non del singolo organo malato, della sindrome intera con le sue modalità di miglioramento ed aggravamento, e nell’uso di sostanze in dosi non tossiche.
Nonostante la MTC possa essere considerata un sistema medico ben più complesso dell’omeopatia, più giovane e ancora molto da sistematizzare, le argomentazioni di Schmidt portarono un incentivo in Cina all’apertura di Università e cliniche dove non solo le nuove conoscenze, ma anche le vecchie tradizioni fossero messe al vaglio della scienza: una problematica antica ma ancora attuale, seppure in forma diversa. E nonostante sia difficile far capire che l’EBM di oggi è un paio di occhiali da “graduare” in base all’occhio che vi guarda attraverso, e in base alle dimensioni dell’oggetto che si sta guardando, l’integrazione, e non l’opposizione, la complementarietà, e non l’unicità o la superiorità, sono ancora oggi considerabili l’unica via per far nascere una cultura medica nuova, aggiornata e sicura.

Homeopathy, 2010, 99, (3), 210